Salgo in macchina con una mano già sul volante, ancora salutando le altre, come a dover andar via senza realmente volerlo, quando in un pomeriggio di dicembre, una cioccolata con le amiche di sempre ti ricarica le batterie, ti fà ripartire con un sorriso in più. Come la vite di un carillon. Giri, giri, giri e quando è completamente carico parte la musichetta, dapprima più veloce, poi man mano più lenta, fino a smettere di suonare e la ballerina di danzare. E allora bisogna dargli di nuovo la corda perchè tutto non finisca. Un regalo spiritoso mi strappa una battuta ed uno come sempre perfettamente indovinato mi rallegra. Ne avevo bisogno, dopo un pò io ne ho bisogno. La musica non suona più se non carico il carillon. Musica di Liga a balla in una mini macchina con 5 persone, anche se omologata per 4.... per uno in più c'è sempre spazio!
Arrivata a destinazione un messaggio per i miei caricabatterie umani e una corsa davanti allo specchio per togliere lo stampo di rossetto volutamente lasciato su una guancia. Un sorriso ve lo dono e uno me lo tengo gelosamente per me.
...che se non fosse per suo fratello, probabilmente starebbe ancora cercando il tasto di accensione del PC... Quindi grazie a mio fratello che mi risolve i problemi informatici anche per telefono!
sabato 29 dicembre 2007
martedì 25 dicembre 2007
NON VOLEVO VEDERTI ANDAR VIA
Se guardo indietro ti vedo. Sempre.
A petto nudo con i jeans di una taglia più grande, sempre una in più, dovevi stare comodo, seduto con i gomiti sulle ginocchia, su quella sdraio di plastica verde che era solo tua, il cappello di paglia appoggiato sul tavolo, vicino al "Mandarino" e ad un piatto di friselle con il pomodoro del giardino e l'origano che raccoglievi tu. Quei giorni d'estate fatti solo di nulla da fare... di sabati al mercato, uno io e uno Giorgio, di gite al fiume a prendere i girini, di fichi d'india già sul tavolo a colazione, di cuor di mele nel portaoggetti della macchina.
I ricordi più belli che ho.
Grazie non basta, non uno solo, non per chiudere dentro tutto quello che ci hai insegnato.
Non volevo mai vedervi andar via. Aspettavo l'arrivo dei nonni a Natale e la nonna preparava le zippole con le acciughe per noi e con l'uvetta per te. Anche ora come da bambina non volevo vederti andar via, ma tu sei andato, proprio vicino a Natale, questa volta per non tornare.
Ci hai lasciato con i fiocchi di neve che scendevano lenti, in un giorno che nessuno voleva immaginare.
A petto nudo con i jeans di una taglia più grande, sempre una in più, dovevi stare comodo, seduto con i gomiti sulle ginocchia, su quella sdraio di plastica verde che era solo tua, il cappello di paglia appoggiato sul tavolo, vicino al "Mandarino" e ad un piatto di friselle con il pomodoro del giardino e l'origano che raccoglievi tu. Quei giorni d'estate fatti solo di nulla da fare... di sabati al mercato, uno io e uno Giorgio, di gite al fiume a prendere i girini, di fichi d'india già sul tavolo a colazione, di cuor di mele nel portaoggetti della macchina.
I ricordi più belli che ho.
Grazie non basta, non uno solo, non per chiudere dentro tutto quello che ci hai insegnato.
Non volevo mai vedervi andar via. Aspettavo l'arrivo dei nonni a Natale e la nonna preparava le zippole con le acciughe per noi e con l'uvetta per te. Anche ora come da bambina non volevo vederti andar via, ma tu sei andato, proprio vicino a Natale, questa volta per non tornare.
Ci hai lasciato con i fiocchi di neve che scendevano lenti, in un giorno che nessuno voleva immaginare.
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